Dalla “privacy difensiva” alla privacy che abilita: una nuova visione per la sanità digitale

La trasformazione digitale del Servizio sanitario passa anche da una nuova cultura della gestione dei dati. È questo il messaggio al centro dell’intervento pubblicato su Quotidiano Sanità da Angelo Aliquò, Direttore Generale dell’A.O. San Camillo Forlanini di Roma, e Claudio Orlando Miele, Privacy Counsel, dedicato al ruolo della privacy come leva di innovazione e non come semplice vincolo normativo.

Secondo gli autori, il dibattito sulla sanità digitale è ancora troppo spesso caratterizzato da una visione “difensiva” della privacy, che tende a limitare la condivisione dei dati per il timore di violazioni o sanzioni. Un approccio che rischia di rallentare l’innovazione e di ostacolare lo sviluppo di servizi sempre più efficaci e integrati.

L’editoriale evidenzia come il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) non sia nato per impedire la circolazione delle informazioni, bensì per garantirne un utilizzo corretto, sicuro e responsabile. In questo contesto assumono un ruolo centrale i principi di privacy by design e accountability, che invitano a progettare sistemi e processi capaci di coniugare tutela dei diritti, sicurezza e innovazione.

La riflessione richiama inoltre il percorso avviato dall’Unione europea con lo European Health Data Space (EHDS), che mira a favorire la condivisione sicura e interoperabile dei dati sanitari per migliorare l’assistenza, sostenere la ricerca e rafforzare la programmazione sanitaria. In questa prospettiva, la vera sfida non è scegliere tra protezione dei dati e innovazione, ma costruire modelli organizzativi e di governance capaci di garantire entrambe.

Per Federsanità ANCI Lazio, il tema della corretta gestione del dato sanitario rappresenta un elemento strategico per accompagnare la trasformazione digitale del sistema sanitario, promuovendo un equilibrio tra tutela della persona, qualità delle cure, interoperabilità e sviluppo dell’innovazione.